giovedì, 26 marzo 2009 20:06

alle volte è bello anche vivere così, in modo spensierato e non pensare al futuro, ai se ed ai ma che ogni volta si ripresentano stampati a caratteri cubitali nell'immaginario della mia testa. continuo a dirmi stobene stobene, quando in realtà di bene non va mai niente perché non esiste uno stare bene. probabilmente manco so cosa sia la felicità perché per più di pochi attimi essa non dura, è una cosa di cui sono sicura. penso e ripenso a quando mi son sentita felice e son stati pochi attimi, pochi attimi che poi sono stati ingigantiti da ricordi, plasmati in ore e giorni. e allora mi rendo conto del mio grande errore: far sempre riferimento ad un fantomatico passato.

perché la mente gioca brutti scherzi. ricorda bello anche quello che una volta si reputava brutto, orribile. ma anche il contrario. che strana specie siamo noi esseri umani, rinneghiamo giorno dopo giorno il nostro passato e nemmeno ce ne rendiamo conto. siamo così convinti di apprendere attraverso l'esperienza, attraverso la mente, quando essa è così facilmente mutabile, così volubile... quasi quanto il cuore. per quanto possa esistere ragione, noi siamo sempre qui a ricordarci un passato diverso dalla realtà; basta una virgola e tutto cambia. in realtà l'unica cosa che rimane del nostro passato siamo noi, noi come presente. i ricordi lasciamoli marcire nell'oblio delle memorie, perché sono ormai già usciti dal nostro corpo, ormai usciti da noi e con noi poco hanno a che fare.
il passato è immutabile, immobile.
ci si può muovere solo nel presente.
il passato rimane lì, come carta stampata, a ricordarci chi siamo, cosa abbiamo fatto. a ricordarci cosa non dovremmo fare mai più, a cosa invece avremmo dovuto fare.
il passato non fa rivoltato, stravolto straziato dai rimpianti e dai rimorsi.
non vi ci si deve immergere, chiusi come in una bolla, e sperare che ci si possa rimanere dentro fino alla fine, a piangere, a ridere. come vecchi fotogrammi di un film in bianco e nero proiettato su un muro bianco come schermo improvvisato.

devo vivere sto cazzo di presente come va veramente vissuto, ammonita dai ricordi, non condizionata.


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mercoledì, 04 marzo 2009 14:37

ci sono dei momenti in cui la mia vita decide di dissociarsi dal mio corpo, dalla mia mente, e si stacca totalmente lasciandomi in balia di una marea che non mi appartiene, come se mi trovassi improvvisamente in balia della corrente del golfo.
e così perdo la parola. o meglio, perdo la facoltà di esprimermi e di esprimere quello che sento, come se fra me e il resto del mondo vi fosse un grossissimo strato di gomma piuma che attutisce i suoni, e non avessi la possibilità di vedere la realtà. ogni volta che mi arriva una delusione amorosa - soprattutto se,come in questo caso, è dovuta ad una mia incapacità di aprirmi e di scoprirmi e di provare ancora quello che so di essere capace di provare - cado sempre nello stesso circolo vizioso dell'apatia e della chiusura mentale. mi blindo dentro ad una cassaforte di piombo a doppiamandata, mi rifugio nei disegni e nelle fotografie ma non mi basta, non mi basta più.
perché la mia autostima è stata minata un'altra volta, come al solito sono io che devo avere qualcosa che non va perché non è possibile che ogni volta le cose vanno per il verso sbagliato - un po' per colpa mia un po' per colpa loro - ed io mi ritrovo sola come un cane per aver cercato di realizzare un progetto irrealizzabile.
l'unica cosa che so fare è inseguire utopie, forse perché posso lasciarmi andare tanto lo so già in partenza che nulla andrà mai in porto. le mie relazioni d'amore si basano sulla consapevolezza che tanto tutto andrà all'aria, prima o poi tutto finirà e quindi... e quindi bo.
è che è brutto cercare di costruirsi la propria vita e vedere che dopo un tot di mattoni tutto crolla e bisogna ricominciare da capo, e non si sa più se rifare tutto come prima oppure cambiare totalemente la struttura. e si cambiano mattoni, ci si riprova, e tutto ricrolla, ancora peggio di prima. e si perde la speranza o anche solo la voglia di provarci, di innamorarsi e di farsi venire le farfalle nello stomaco e gli occhi luccicanti mentre si parla, si reprime tutto - e sticazzi che mi frega a me dell'amore, basta l'amicizia, divertirsi, essere single è una pacchia, viva l'alcool - ripreso da poco - e le sigarette ehssi, se poi capita magari andiamo a sballarci. balle.

e non so più cosa fare, perché anche se ho imparato a seguire ciò che sono io e non più l'immagine di me stessa che io vorrei, non vedo un punto da raggiungere, tutto è lontano, troppo lontano, e allora vivo di sogni che ogni tanto paiono materializzarsi ma in realtà sono sempre solo una fottutissima illusione. il mio unico punto fermo è come al solito quella mano che stringo per rimanere salda coi piedi per terra o per volare via nei momenti difficili. solo che alle volte non basta.

primo post del 2009, blog riaperto e come al solito sono con la testa da qualche parte sconosciuta. maledetto infinito in cui mi perdo costantemente.


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domenica, 14 dicembre 2008 12:41

sono stata investita da una serie di emozioni e di sentimenti che non credevo possibile poter provare ancora, e la sorpresa di riscoprirli è stata veramente grande.
era un periodo veramente strano per me. stavo benissimo da sola, non cercavo le persone, cercavo la mia solitudine, come se mi nascondessi nel mio rifugio. sentivo qualcosa mancare nel più profondo delle mie viscere, e non riuscivo a comprendere cosa. mai avrei pensato che l'unica cosa di cui sentivo la mancanza, era l'unica cosa di cui non sentivo, paradossalmente, il bisogno.
eppure quando ti ho conosciuto, mille cose sono cambiate.
avevo una sensazione di inquietudine addosso, che spariva appena riuscivo anche solo a sentire il tuo profumo. quel profumo così pungente, ma allo stesso tempo così buono... e calmante.
e non potevo credere che ce l'avremmo fatta, che io ce l'avrei fatta. dopo tutto questo tempo, pensavo di non essere più capace di provare nulla... eppure è sempre così assurdo, i sentimenti ti prendono nel momento che meno ti aspetti...
finalmente anche io mi sono guadagnata il mio pezzetto di cielo, il mio pezzetto di felicità.

Ich war so lang allein... und dann kamst du...


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peach

Valentina, 16 anni e la testa fra le nuvole. ha un cuore troppo grande e tanti sogni irrealizzabili, o forse realizzabilissimi e lei non se ne rende proprio conto. ostenta una sicurezza che non possiede, vorrebbe capirsi e a volte questo succede, solo che subito dopo tutto si resetta e ritorna nuovamente la solita sconosciuta che ormai ha un cuore secco e fragile. vive a Bolzano/Bozen e alle volte sente la sua città molto come una limitazione, altre come una possibilità in più. innamorata della creatività e di ogni sua forma, non le dispiacerebbe passare la vita a morire di fame in una soffitta; le basterebbe avere gente con cui suonare, un mirino di una macchina fotografica attraverso il quale osservare il mondo dalla finestra e colori per inventare quello che non le va giù.

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